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ToggleL’iperammortamento 2026, introdotto dalla Legge di Bilancio 2026, permette alle imprese di maggiorare fino al 180% il costo ammortizzabile di beni strumentali 4.0, inclusi molti software industriali. I canoni SaaS in abbonamento restano esclusi, perché considerati costi di esercizio e non beni immateriali capitalizzabili secondo la normativa vigente.
L’iperammortamento 2026 è la maxi-deduzione fiscale introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) per le imprese che investono in beni strumentali 4.0. Consiste in una maggiorazione del costo ammortizzabile fino al 180% e sostituisce i precedenti crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0. È operativo per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, con una dotazione complessiva di 9,8 miliardi di euro. Per il software, la situazione è più articolata: alcune categorie sono pienamente agevolabili, mentre i canoni SaaS in abbonamento restano al momento esclusi.
Vediamo nel dettaglio come funziona, cosa rientra nell’agevolazione e cosa conviene sapere prima di pianificare un investimento in digitalizzazione.
Cosa cambia rispetto agli incentivi precedenti
L’iperammortamento non è una novità assoluta: era già esistito in passato, prima di essere sostituito dai crediti d’imposta Industria 4.0 e Transizione 5.0. Con la Legge di Bilancio 2026 il legislatore torna al meccanismo della maggiorazione del costo fiscale, con alcune differenze sostanziali rispetto al credito d’imposta a cui le imprese si erano abituate:
- Natura del beneficio: non più un credito compensabile in F24, ma una maggiorazione extracontabile del costo che riduce la base imponibile IRES o IRPEF lungo la vita utile del bene.
- Accesso tramite piattaforma GSE: la gestione delle comunicazioni avviene attraverso il Gestore dei Servizi Energetici, con accesso via SPID o CIE.
- Vincolo di origine eliminato: il Decreto Legge 38/2026 ha rimosso il requisito che i beni materiali fossero prodotti in UE o nello Spazio Economico Europeo, ampliando il perimetro dei fornitori ammissibili.
- Ritorno del software tra i beni agevolabili, dopo l’esclusione del 2025 — ma con paletti precisi, come vedremo.
Le aliquote della maggiorazione
L’agevolazione è scaglionata in base al volume di investimento complessivo:
| Investimento | Maggiorazione |
| Fino a 2,5 milioni di euro | 180% |
| Da 2,5 a 10 milioni di euro | 100% |
| Da 10 a 20 milioni di euro | 50% |
Per una PMI che investe cifre contenute, quindi, la maggiorazione più alta si applica proprio alla fascia più comune di investimento.
Beni materiali agevolabili (Allegato IV)
Rientrano nell’Allegato IV i beni strumentali 4.0 tradizionali: macchinari, impianti e sistemi di produzione dotati di controllo digitale, purché interconnessi al sistema di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Rientrano anche gli impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili e i sistemi di accumulo energetico, agevolabili fino a un massimo di 900 euro per kWh.
Beni immateriali agevolabili (Allegato V): cosa riguarda davvero il software
Questa è la parte più rilevante per chi, come AzzurroDigitale, lavora quotidianamente con software per la trasformazione digitale delle imprese manifatturiere. L’Allegato V comprende software, sistemi, piattaforme, applicazioni, algoritmi e modelli digitali funzionali alla trasformazione digitale, con un elenco aggiornato che include categorie moderne come intelligenza artificiale, piattaforme ESG e sistemi cognitivi e adattivi per l’ottimizzazione dei processi produttivi.
Nella pratica, i primi chiarimenti di MIMIT e GSE indicano come agevolabili:
- PLC, SCADA e HMI collegati alla produzione e interconnessi
- ERP, ma solo per i moduli produttivi, le componenti amministrative e contabili restano escluse
- Sistemi HVAC industriali, quando funzionali alle condizioni ambientali di produzione
- Piattaforme di industrial analytics, AI, cybersecurity ed energy management, se riconducibili all’Allegato V e interconnesse
Il requisito comune a tutte queste categorie è duplice: interconnessione tecnica documentata e capitalizzazione del software come immobilizzazione immateriale a bilancio (licenza pluriennale, sviluppo interno, licenza d’uso perpetua).
Il nodo SaaS: perché i canoni in abbonamento restano esclusi
Qui serve chiarezza, perché online circolano informazioni contrastanti e non tutte affidabili.
Il Decreto attuativo firmato dal MIMIT il 7 maggio 2026, operativo dalla metà di giugno con l’apertura della piattaforma GSE, esclude i software erogati in modalità SaaS (Software as a Service) con canone in abbonamento. La ragione tecnica è semplice: un canone SaaS è un costo di esercizio, non un bene immateriale posseduto durevolmente dall’impresa. Non genera quote di ammortamento proprie, e quindi non c’è una base su cui applicare la maggiorazione. Nel modello SaaS, inoltre, la proprietà dell’infrastruttura, il rischio tecnologico e gli aggiornamenti restano in capo al fornitore, un elemento che il legislatore ha considerato incompatibile con la logica dell’iperammortamento.
Le bozze preliminari del decreto contenevano in realtà una previsione che avrebbe esteso il beneficio anche ai canoni di accesso, limitatamente alla quota di competenza del periodo d’imposta. Quell’apertura non è entrata nel testo definitivo.
C’è però uno sviluppo da monitorare: in una risposta a un’interrogazione parlamentare in Commissione Attività Produttive alla Camera, il Governo ha aperto alla possibilità di un intervento normativo correttivo, confermando che MIMIT e MEF stanno valutando come superare l’esclusione. Al momento, però, si tratta di una dichiarazione politica, non di una norma: finché non arriva un correttivo espresso, i canoni SaaS restano fuori dal perimetro agevolabile.
Cosa può fare un’impresa che utilizza software in abbonamento
Se la tua azienda ha già pianificato investimenti in software SaaS, conviene:
- Separare i costi: distinguere ciò che è certamente agevolabile (moduli capitalizzabili, licenze, sviluppo interno) dai canoni che restano legati all’incertezza normativa.
- Valutare con il commercialista se esistono margini per capitalizzare parte dell’investimento software, ad esempio tramite licenze pluriennali anziché abbonamenti ricorrenti.
- Non bloccare gli investimenti in attesa del correttivo: i moduli produttivi ERP, i sistemi SCADA/HMI/PLC e le piattaforme AI strutturate come beni immateriali capitalizzabili restano oggi pienamente agevolabili.
- Tenere monitorato lo sviluppo normativo, perché un’eventuale estensione ai canoni cloud avrebbe una portata ampia, dato quanto il modello SaaS sia ormai diffuso nella digitalizzazione industriale.
Requisiti e adempimenti documentali
Il 2026 porta un irrigidimento delle procedure di controllo rispetto alle edizioni precedenti dell’iperammortamento:
- Perizia tecnica asseverata obbligatoria per tutti gli investimenti, indipendentemente dal valore — viene eliminata la precedente soglia di 300.000 euro sotto la quale bastava un’autocertificazione del legale rappresentante. La perizia deve essere rilasciata da un ingegnere, un perito industriale o un ente di certificazione accreditato (per il settore agricolo, anche da agronomi o periti agrari).
- Certificazione contabile che attesti l’effettivo sostenimento delle spese e la corrispondenza con la documentazione contabile.
- Cinque comunicazioni obbligatorie al GSE lungo l’intero iter: dalla prenotazione delle risorse fino alla rendicontazione finale, incluse comunicazioni periodiche annuali (entro il 20 gennaio) e integrative (entro il 30 giugno).
- Permanenza del bene in Italia per l’intero periodo di ammortamento fiscale, generalmente sei anni: la cessione anticipata o la delocalizzazione all’estero comportano la decadenza dal beneficio e il recupero delle quote già dedotte.
Cumulabilità con altri incentivi
L’iperammortamento non è cumulabile con il credito d’imposta beni strumentali 4.0 e 5.0 sugli stessi costi. È invece compatibile con altri incentivi quando non c’è duplicazione del beneficio, ad esempio con la Nuova Sabatini per il finanziamento dei beni o con il credito d’imposta ZES Unica per le imprese del Mezzogiorno. Per le PMI manifatturiere del Sud, la combinazione di più misure su uno stesso investimento può portare il beneficio complessivo oltre il 100% del costo netto.
Come si accede all’agevolazione
L’intera procedura è digitalizzata e passa dalla piattaforma del GSE, attiva dal 12 giugno 2026 (per ora solo per la comunicazione preventiva “ex ante”; la sezione per la comunicazione di conferma relativa all’acconto sarà attivata successivamente):
- Accesso alla piattaforma GSE tramite SPID o CIE
- Comunicazione ex ante per la prenotazione delle risorse
- Comunicazione di conferma con l’acconto
- Comunicazione di completamento dell’investimento
- Comunicazioni periodiche annuali fino a fine ammortamento
È attesa per luglio 2026 una circolare operativa del Ministero con ulteriori chiarimenti e FAQ.
Iperammortamento in sintesi
L’iperammortamento 2026 rappresenta un’opportunità concreta per le imprese manifatturiere che investono in trasformazione digitale, ma richiede attenzione nella classificazione degli investimenti. I moduli software capitalizzabili, i sistemi di produzione interconnessi e le piattaforme di Allegato V restano oggi gli investimenti più sicuri su cui contare. I canoni SaaS, per ora, restano fuori, ma è un fronte da monitorare nei prossimi mesi.
Vuoi capire quali dei tuoi investimenti in digitalizzazione rientrano nell’iperammortamento 2026? Il team di AzzurroDigitale può aiutarti a valutare il tuo caso specifico e a strutturare l’investimento nel modo più efficiente.
Fonti normative: Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026), art. 1 commi 427-436; Decreto Legge 27 marzo 2026, n. 38; Decreto attuativo MIMIT-MEF del 7 maggio 2026; Decreto direttoriale 10 giugno 2026.
FAQ – Domande Frequenti sull’Iperammortamento
Il software SaaS è agevolabile con l’iperammortamento 2026?
No. Il Decreto attuativo MIMIT-MEF del 7 maggio 2026 esclude i canoni SaaS in abbonamento, perché sono considerati costi di esercizio e non beni immateriali capitalizzabili. Restano agevolabili i software con licenza tradizionale, sviluppo interno o installazione on-premise, a condizione che siano capitalizzati a bilancio.
Qual è la maggiorazione massima prevista dall’iperammortamento 2026?
La maggiorazione arriva fino al 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro, scende al 100% per la quota tra 2,5 e 10 milioni e al 50% per la quota tra 10 e 20 milioni.
Quali software rientrano nell’iperammortamento 2026?
Rientrano i software dell’Allegato V, capitalizzati e interconnessi al sistema aziendale: PLC, SCADA, HMI, moduli ERP produttivi (esclusi quelli amministrativo-contabili), piattaforme di intelligenza artificiale, cybersecurity e industrial analytics funzionali alla trasformazione digitale.
L’iperammortamento 2026 è cumulabile con altri incentivi?
Non è cumulabile con il credito d’imposta beni strumentali 4.0 e 5.0 sugli stessi costi. È invece compatibile con altre misure, come la Nuova Sabatini e il credito d’imposta ZES Unica, quando non c’è duplicazione del beneficio sulla stessa spesa.
L’esclusione del software SaaS potrebbe cambiare?
È possibile. In una risposta a un’interrogazione parlamentare, il Governo ha aperto alla valutazione di un correttivo normativo per includere i canoni cloud, con MIMIT e MEF al lavoro sul tema. Al momento, però, si tratta di una dichiarazione politica e non di una norma in vigore: le imprese non possono ancora contarci in fase di pianificazione.